Inverter di stringa, inverter ibrido, sistema ad ottimizzatori: ecco le principali differenze tra i sistemi di conversione per impianti fotovoltaici più proposti  nel mercato residenziale.

Se stai valutando l’installazione di un tuo impianto fotovoltaico sicuramente già sai di cosa sto per parlarti e di cosa tratterà questo breve articolo.

Sai già quindi sicuramente l’importanza di un sistema di conversione per un impianto che dovrà produrre energia elettrica grazie all’irraggiamento solare e che dovrà alimentare la tua casa o azienda per i prossimi 25/30 anni (… magari anche di più).

Se non lo sai, sappi che un sistema di conversione in un impianto fotovoltaico ha il fondamentale compito di trasformare l’energia prodotta dai moduli fotovoltaici in energia utilizzabile dalla rete elettrica domestica o aziendale (230 v o 400 v e 50 hz).

Grazie a questo articolo cercherò di far luce sulle principali caratteristiche e potenzialità dei sistemi di conversione che vanno per la maggiore nel 2018.

Iniziamo!

Come premessa è bene enunciare il concetto di MPPT e quello di stringa.

Il concetto  di MPPT (Maximum Power Point Tracker) è alla base della tecnologia utilizzata per produrre energia in corrente alternata partendo dall’energia fotovoltaica (in corrente continua).

Ogni pannello fotovoltaico ha una propria risposta, in tensione e corrente, all’irraggiamento solare, risposta che è schematizzata dalla sua curva caratteristica di tensione-corrente.

curva corrente tensione fotovoltaico

In sostanza la conversione dell’energia avviene “inseguendo” la curva di tensione-corrente nei punti in cui il loro rapporto (potenza) è massimo.

Una stringa di moduli fotovoltaici è invece la serie elettrica di un gruppo di moduli fotovoltaici.

Un insieme, ad esempio, di 10 moduli fotovoltaici collegati in serie elettrica formano una stringa di 10 moduli fotovoltaici.

Una stringa di 10 moduli fotovoltaici ha una propria curva tensione-corrente che è la risultante della curva tensione-corrente di ogni modulo fotovoltaico.

Un modulo fotovoltaico con una risposta all’irraggiamento solare di tipo non ottimale , perché ombreggiato, sporco, o per qualsiasi altro motivo, appartenente ad una determinata stringa di moduli, la influenza negativamente, si può affermare che rappresenti un vero e proprio “collo di bottiglia”.

guida moduli fotovotlaici

Inverter di stringa.

L’inverter di stringa è, per un’utenza di tipo residenziale, il sistema di conversione di tipo classico per antonomasia. E’ l’inverter che da subito ha accompagnato la diffusione del fotovoltaico nel mondo e quindi anche in Italia. Gli inverte di stringa, per installazioni di tipo residenziale, hanno uno o al massimo due canali di MPPT e quindi possono ottimizzare la produzione di al massimo due stringhe di moduli fotovoltaici.

Pro: vista la sua anzianità, è una tecnologia molto collaudata e affidabile. Rappresenta la soluzione più economica per chi sta valutando l’installazione di un impianto fotovoltaico per coprire i propri consumi.

Contro: un inverter di stringa, avendo al massimo due inseguitori MPPT, non ha la possibilità di ottimizzare la produzione di un impianto fotovoltaico. Un inverter di stringa non è consigliabile per siti ombreggiati in maniera non uniforme (ad esempio alberi o antenne). Ha necessità di un altro dispositivo per interfacciarsi con un sistema di accumulo. Non dà la possibilità di monitorare minuziosamente l’impianto fotovoltaico.

Nell’immagine seguente un inverter di stringa della tedesca SMA:

inverter di stringa SMA

Inverter ibrido.

Un inverter ibrido è un sistema di conversione che, oltre a fare le veci del classico inverter di stringa, integra al suo interno il dispositivo per la gestione di un eventuale sistema di accumulo, gestione che tipicamente è fatta lato corrente continua e che risulta essere più efficiente rispetto ad un sistema lato corrente alternata (si pensi al numero di trasformazioni CC/AC).

Pro: per chi è interessato all’installazione di un sistema di accumulo rappresenta la soluzione più economica (non è necessario installare un ulteriore dispositivo per la gestione della batteria) ed efficiente (quanto scritto appena su).

Contro: per quanto riguarda il puro processo di trasformazione da energia CC ad energia AC integra, con il suoi limiti, un inverter di tipo classico, senza la possiblità quindi di ottimizzare la produzione e di monitorare minuziosamente il sistema.

Nell’immagine seguente un inverter ibrido della Huawei:

Sistema ad ottimizzatori.

Un sistema ad ottimizzatori è composto, tipicamente, dagli ottimizzatori e da una unità centrale.

Gli ottimizzatori (uno per ogni pannello) sono dei dispotivi elettronici che hanno il compito di ottimizzare la produzione di ogni modulo fotovoltaico e rappresentano un vero e proprio inseguitore MPPT per ogni modulo fotovoltaico.

L’unità centrale invece gestisce l’uscita di ogni ottimizzatore e trasformare l’energia in corrente continua in corrente alternata.

Pro: la produzione è ottimizzata ed essendoci un ottimizzatore, e quindi un inseguitore di MPPT, per ogni modulo, si può affermare che i moduli risultani essere tutti indipendenti. Le performance non ottimali, dovute ad ombreggiamenti o anche a semplici mismatching, di ogni modulo, non influenzano le performance degli altri moduli costituenti il campo fotovoltaico. Grazie agli ottimizzatori è possibile monitorare il campo fotovoltaico modulo per modulo!

Contro: il sistema risulta essere più complesso e un vecchio detto recita: più dispositivi, più possibilità di rottura. Per questo motivo gli ottimizzatori sono garantiti tipicamente 25 anni. Vista la necessità di aggiungere un dispositivo aggiuntivo per la gestione delle batterie, non rappresenta la soluzione più economica per chi vorrebbe installare un sistema di storage.

Nell’immagine seguente unità centrale e ottimizzatore Solaredge:

sistema solaredge ottimzzatori
ottimizzatore solaredge
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